Spegni il telefono e guardati dentro. La magia di un ritratto

di Marianna Vazzana

Non c’è niente oltre quel tavolo di legno di antiche memorie. Niente, quando la matita scorre per tratteggiare le forme morbide di un corpo che si rivela. Sparisce il tempo, lo spazio si annienta lasciando emergere solo quella figura. È attorno a quel tavolo che, in un certo senso, nasce la vita. O si scopre. Tra chi posa immobile e chi fissa, creando. Tra gli sguardi. Attorno a quel tavolo nasce l’arte. E può sembrare strano che ci siano posti in cui ritrovarsi per vivere questa magia. Uno di questi è in via Borsieri, all’Isola, un luogo in cui gli smartphone e i computer non contano più niente. Conta solo quel legame, saper guardare l’altro e guardarsi dentro. E il frutto: un’opera che resta. Un’immagine in cui scrutare se stessi, un foglio che vale più di uno specchio.

Appena entrata, la colpì il silenzio interrotto solo da fruscii all’unisono. Tutt’attorno, una tappezzeria fatta di disegni, visi che osservavano, lei, dal muro. Centinaia di occhi che la scrutavano. Oltre la tenda-sipario, gli artisti creavano. Attorno al tavolo sedevano dieci, dodici persone con le matite in mano. In posa una coppia di fidanzati: volevano un ritratto duplice da appendere nella nuova casa. E così si erano fatti avanti. Lei invece voleva di più. Voleva vedersi con occhi altrui. Voleva una corrispondenza di sguardi, nel silenzio. Per guardarsi dentro, mentre altri la guardavano. E così fu, quando arrivò il suo turno. Dieci minuti di viaggio. Un viaggio nell’anima, senza strade, senza telefono, senza rumori. Solo i pensieri, gli sguardi, le linee grigie e i colori, un tempo per sé, un regalo prezioso da proteggere contro gli urti di un mondo di corsa. C’era chi disegnava sopra la pagina di un libro. Curioso e bellissimo vedere intrecciarsi curve sopra le parole allineate.

Poi la scelta: scaduto il tempo, ecco tutti i disegni creati. Era lei in tutti quanti i fogli. Lei vista in dieci, dodici modi diversi. Ma sempre lei. La bellezza dell’arte: non una fotografia ma un pensiero riprodotto grazie a sguardo, mano e soprattutto cuore. Con il colore o in bianco e nero. Quale portarsi a casa? Quale conservare per sempre? Per guardarsi come quegli occhi che l’avevano saputa guardare, anche solo per dieci minuti. Per riguardarsi sempre coi suoi occhi di quella sera, senza specchio. Ne scelse uno colorato: maglione azzurro, treccia scura, ombre e luci sul viso. Un sorriso abbozzato, una luce negli occhi. Un ritratto non ancora appeso, custodito come un dolce segreto.


Marianna Vazzana Nata a Reggio Calabria, vive a Milano da quando era bambina. Giornalista, segue la cronaca dei quartieri di Milano per il quotidiano Il Giorno. Ha vissuto all’Isola e ama scoprire i suoi luoghi nascosti.

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