#PCFI

di Emanuele Patti

Non ce la faccio. Non sono ancora riuscito a capire come uscirne. Improvvisamente mentre meno me lo aspetto, mi colpisce. E fa male. Un male di dolore intimo. Ogni volta che riaffiora un ricordo, una violenta scarica mi percuote da dentro fino allo sfinimento. Non so cosa mi abbiano fatto o se mi sono causato qualcosa da solo. Immagini nitide, ben impresse nella mia memoria, riaffiorano all’improvviso e poi il dolore arriva, e svengo.
Sono vent’anni che sono su Marte e che mi sono arruolato come giornalista per raccontare la colonizzazione di questo pianeta. Le Nazioni non esistono più e le Città-Stato sono governate dalle Corporazioni. Ora Milano – da dove sono partito – Torino e Genova sono un’unica entità amministrativa, governata da il Guru, e l’Isola – il mio quartiere – è il Distretto Capitale. Lì c’è la sede ufficiale del Governo, uno Ziqqurat di cristallo, centro di ogni potere. Le città sono fatte così oggi. Una pseudo democrazia elettiva gestisce amministrativamente il territorio, la Corporazione lo fa politicamente e giudiziariamente…

Una delle ultime volte l’immagine mi ricordava di me mentre undicenne festeggiavo Halloween per le vie del Distretto. In una strana giornata di luce, vista l’ora tarda e la stagione, eravamo stati rapiti dalla bellezza di un balcone fiorito, in quella via Civerchio che, nonostante le trasformazioni urbanistiche, ancora ricordava la Milano degli anni 2000. Poi all’improvviso uno di noi aveva urlato spaventato dal frusciante sbattere d’ali di un centinaio che parevano di piccioni. Come una nuvola nera stavano sopra e intorno ad una vecchina di rose rosse vestita. Fine del ricordo e immediatamente l’arrivo della frastornante scossa. Buio.

Quando partii per Marte lo feci da casa. Decollammo dalla stazione aerospaziale Garibaldi al centro del Distretto Isola. Poco prima di entrare, dopo aver passato i controlli fisici per la partenza, incontrai all’imbarco due giovani donne sorridenti che vendevano quelle cartoline elettroniche per viaggiatori spaziali, utili per ricordare e rivedere i propri posti più cari, piccole memorie per viaggiatori planetari.

Stanotte sono svenuto di nuovo. L’immagine questa volta mi vedeva ancora bambino a scuola. La Confalonieri sorgeva dove oggi c’è l’Alta Scuola Trasporti, lì il Guru Corporate Travel forma piloti e androidi per il trasporto civile. Mentre uscivo di corsa salutando quel signore dal mio stesso nome, che di lavoro faceva il guardiano della scuola, avevo quasi calpestato un barboncino e travolto la sua inseparabile compagna umana. Subito dopo avevo visto e sentito uno stuolo di clowns invadere le vie, che iniziavano a gremirsi di infinita gente. Poi come al solito buio.

Ma stanotte forse ho capito. Sono stanco di scrivere di nuove città, limiti ed opportunità della nuova Colonia su Marte, di raccontare storie di urbanizzazioni umane e tecnologiche; ho nostalgia. Ho nostalgia di un me in un altro luogo e in un altro tempo. Prendo il mio tablet, apro l’app che gestisce le cartoline elettroniche, ricordo che ne comprai alcune prima di partire, non le ho mai guardate.

Le apro. Sgomento vedo un balcone, degli uccelli, clowns, una scuola… Le cartoline erano i ricordi che avevo.

Cortocircuito. Decido di tornare. Acquisto il biglietto di ritorno, sola andata, destinazione Distretto Isola. Inserire password per iniziare la procedura dice un popup, lo faccio: b_o_o_m_b_a_n_g. Fine del buio.


Emanuele Patti Giornalista pubblicista, studi in legge, si occupa da sempre di promozione sociale, associazionismo, cultura e diritti. Ora membro cda di Valori.it

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