Le crepe

di Caterina Perali

Zero caffeina, zero teina, zero taurina, zero eroina, zero cocaina. Molto tabacco, molto infuso di finocchio, molti fiori di Bach, un po’ di miso. Senza troppi additivi e superlativi. Tutto questo per aver letto nell’atrio, la seguente comunicazione:

mercoledì 21 dicembre 2007 alle ore 21 riunione condominiale.
Ordine del giorno: riqualificazione urbanistica del quartiere Isola.
N.B. Eccezionalmente possono partecipare anche i non proprietari e i senza contratto. L’AMMINISTRATRICE.

Dal loden verde del signor Manfredo Lombardo del secondo piano una voce roca apostrofata da una raucedine persistente e mal curata commenta, la imbarazzante, a veder suo, comunicazione dell’amministratore dello stabile con Hefrim, una bambina di 6 anni indiana che vive al terzo con la sua famiglia.

Non le sembra un’uscita indecorosa, Hefrim”?
“Sì. Molto. Cosa vuol dire indecorosa”?
“Di cattivo gusto. Credono di comprare il nostro assenso con quattro fregnacce sulla riqualificazione della zona. Sono assassini dell’estetica, dell’etica e dell’educazione civica e soprattutto dell’aria”!
“Signor Lombardo”!
“Dimmi Hefrim”.
“Vado a casa mia. Dalla mia mamma. Ciao”.
“Ciao”.

Hefrim si mette a correre all’impazzata con i suoi scarponcini alla caviglia, saltando a piè pari i gradini sgretolati che portano dal secondo al terzo piano calcinacci, gatti ed esseri umani. Lei adora il signor Manfredo Lombardo, ma spesso non capisce quello che dice, un po’ per il lessico troppo forbito per una bambina di prima elementare, un po’ per il tono basso e sussurrato da quarant’anni suonati di Diana Rosse sulla gola; quindi Hefrim dopo qualche scambio di battute prende la rincorsa e se ne scappa sempre via.

Io sono al mio terzo piano e sto fumando una Camel Essential.  Lancio il mozzicone davanti al piede sinistro di Manfredo Lombardo che sta superando lo zerbino della signora Jelena. Lui alza la testa, lo raccoglie e se lo mette in tasca.  il nostro modo per salutarci, per ricordarci che ancora ci siamo.

Manfredo Lombardo è un uomo di settant’ anni. Le sue rughe sono la cartina geografica di un passato difficile e solitario, profonde e intrecciate come i palmi callosi delle sue mani grandi che ancora affondano la forza negli ingranaggi dell’unica passione che gli è rimasta, le biciclette. Un orizzonte di telai, forcelle, camere d’aria, cambi e rapporti, manubri, controdadi, raggi e centrature. Da quando aveva quindici anni riduce l’attrito con i cuscinetti a sfera, cosa che non gli riesce altrettanto bene nella vita.

Il 21 dicembre Manfredo Lombardo andrà alla riunione di condominio molto arrabbiato e forse porterà con sé anche qualche chiave inglese numero 25. Potrebbe servirgli per farsi ascoltare.

Nel piano di riqualificazione edilizia della zona, il Comune, la Regione e soprattutto il signor Giovanni Vatel, soprannominato Johnny Vatel, testa italiana del colosso immobiliare statunitense Sastre Italia s.p.a., hanno deciso alla riga 95 del progetto, che la sua ciclofficina verrà spianata dalle ruspe e sulle sue ceneri costruiti loft per designer americani. Loft con porte a vetri opalini.

Il progetto del gruppo Sastre Italia s.p.a. prevede la realizzazione di due torri residenziali alte una 120 metri con 25 piani abitabili, e un’altra di 80 metri con 18 piani, ricoprendo un’area edificabile di 90 mila metri quadri laddove esistono già dei parchi, delle abitudini e delle vite.

Dopo mesi di indagini geologiche e geotecniche il direttore dei lavori, l’ingegner Alfredo Rocca, ha concesso, ormai 435 giorni fa, all’impresa Galleschi l’inizio dei lavori di tre cantieri contemporaneamente, a sua volta debitamente appaltati e sub-appaltati a un’altra decina di imprese.

La crepa sul mio muro cresce a vista d’occhio.
È un Lucio Fontana che squarcia il salotto impossessandosi del mio spazio e del mio umore.
Oggi arriva addirittura alla macchiolina di sangue con la zampetta della zanzara che hai ammazzato quest’estate.
Hai lacerato il corpo rinsecchito e ancora incredibilmente ben conservato di quel fastidiosissimo insetto che il 6 agosto non ti faceva dormire.

Zzz….zzz…zzz…zzz…zzz…zzz…zzz…zzz…zzz

Il 21 dicembre andrò alla riunione con una foto. Anzi, potrei portare un video girato a passo 1, immortalando un frame alla volta di quella viva ferita a due passi dal mio naso.

Crepe, tratto dal romanzo Crepa, di Caterina Perali 13Lab Editore.

Caterina Perali è nata a Treviso nel 1975. Dopo la laurea in Lettere a Venezia si sposta tra Genova e Lisbona per amore delle città d’acqua. Per falsa coerenza da molti anni vive a Milano, in un quartiere chiamato Isola, dove lavora nella produzione di spot pubblicitari. È stata autrice televisiva, ideatrice di social network, di web serie in animazione e collaboratrice per riviste di teatro e food and beverage.
Crepa è il suo primo romanzo.

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