Il pilota e Margherita

di Mario Salvini

Il pilota correva in moto persino su per la passerella pedonale che dal Quartiere portava in città, si diceva così, ai tempi, per indicare il centro di Milano. Sfrecciava via su quella strisciolina sospesa dove adesso ci sono il Bosco Verticale e Piazza Gae Aulenti, giù fino al Corso Como. Era talmente abile, sulla sua moto, che sarebbe potuto andare ovunque.
E infatti è arrivato in capo al Mondo.

Il Pilota in Quartiere ci era nato, in via Guglielmo Pepe, al numero 6, l’11 ottobre del 1911. Da lì ha accelerato e i suo avversari non l’hanno più visto.
Ma in Quartiere sì, perché è sempre tornato. Anche dopo che aveva conquistato il Mondo.

Era il 1949 quando decisero di organizzare un campionato Mondiale di motociclismo, il primo della storia. E lui c’era, aveva 37 anni, proprio come Valentino Rossi oggi. Solo che Valentino a quell’età ha già vinto 9 Mondiali, lui ha debuttato. Partecipò in due categorie, nella 125 (su Mondial) e nella 500 (Gilera), la “Classe Regina”, come non si è mai smesso di dire. C’era e vinse.

Il Pilota è stato il primo campione del Mondo della storia in 125 e persino di più.

Ha chiuso in testa anche la classifica della 500, ma alla pari con l’inglese Leslie Graham. Una curiosa interpretazione del regolamento ha però assegnato il titolo al suo rivale. Una disdetta, ma pazienza. Il Pilota resta il primo della sua categoria e il primo italiano aver vinto un titolo Mondiale, papà di Giacomo Agostini, nonno di Valentino Rossi.

Eran tempi in cui di gran premi se ne facevano sei o sette all’anno, mica 18 come adesso. Quindi, in tutto, tra il 1949 e il 1954, il Pilota ne ha fatti 34, quattro li ha vinti, uno anche a Monza. Ad Assen, nel 1949, vinse sia nella 125 che nella 500, prima doppietta della storia del motomondiale. Ma quella al Motomondiale non è stata  che una piccola parte della carriera: il grosso è stato sui circuiti cittadini.

L’Italia era divisa in tre, separata nel tifo per lui, per Omobono Tenni o per Umberto Masetti, tutti e tre chini in un misterioso equilibrio a sfiorare marciapiedi e ringhiere. Di quelle gare ne ha vinte 312, sempre con la Margherita vicina, o meglio al muretto col cronometro in mano. Anche lei era nata e cresciuta in Quartiere. E del Quartiere aveva la tempra.

La Margherita era una che un giorno ha ricevuto una telefonata da Barcellona. Era il suo pilota che le disse:  “Vai a prendere la moto, fattela mettere su un carrello e vieni qui”: Era il 1946, immaginatevi con che strade e che auto. Lei è andata, ha preso la moto, l’ha fatta mettere sul carrello e via. Fino a Barcellona.

E poi insieme giù fino in Marocco, per due corse a Casablanca. Il Pilota le vinse tutte e due e tornarono a casa.

A metter su il loro ristorante, che non sappiamo che nome avesse, nessuno sembra ricordarsene, ma c’è ancora, all’angolo tra via Borsieri e via Perasto. Adesso si chiama La Balena. Anzi, se qualcuno avesse un ricordo, del nome originale, o qualche nonno a cui chiedere, ci piacerebbe tanto saperlo. Purtroppo nemmeno la Margherita può più dircelo, se ne è andata in questo 2016, aveva 100 anni.

E un’altra cosa che ci piacerebbe tanto, a noi e quelli del Suo Fan Club – sì, perché il Pilota anche se non c’è più da 13 anni ha ancora il suo Fan Club, con 107 soci – sarebbe dedicare a lui quella piazzetta che c’è tra via Borsieri, via De Castillia e via Pepe, proprio sotto al Bosco Verticale. Dove è nato il primo italiano capace di vincere un Mondiale di moto, trent’anni prima che nascesse Valentino Rossi.


Mario Salvini Marito di @nicomamma, papà di Luca e giornalista @gazzetta_it, legge di tutto, tranne i libretti di istruzioni. E si vede. Il suo blog parla di sport (chepalle.gazzetta.it).

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